lunedì 16 dicembre 2013

Buchi neri e particelle: nessuna differenza!

Un “wormhole” o “buco del verme” potrebbe connettere due buchi neri. Forse la MQ è in grado di spiegarli perfettamente. Fonte: Alan Stonebraker/American Physical Society

Un lavoro teorico appena apparso su Physical Review Letters sembra proprio essere l’uovo di Colombo. La sua logica è talmente ovvia che sembra impossibile non averci pensato prima. Siamo ancora ben lontani da un’applicazione pratica, ma la Meccanica Quantistica potrebbe svelare i suoi “perché”. L’idea è talmente affascinante che DOVEVO comunicarvela subito

di Vincenzo Zappalà – tratto da: L’Infinito Teatro del Cosmo

Nella parte di Meccanica Quantistica che ho trattato io (sperando sempre che, prima o poi, i problemi di Red gli permettano di continuare) abbiamo incontrato microscopici corpuscoli davvero dispettosi. Non solo si comportavano come particelle e come onde a seconda che si determinasse oppure no la loro posizione, ma, se avevano un’origine comune o -meglio- una qualche affinità di tipo “parentale” (quella proprietà che viene chiamata entanglement o -se volete- “aggrovigliamento”), erano in grado di fare immediatamente quello che faceva la sorellina sia che si trovasse a pochi centimetri di distanza sia che si trovasse in un’altra galassia e anche più lontana.

Avevamo visto degli esperimenti che l’avevano dimostrato “praticamente”, al di fuori da ogni ragionevole dubbio, e che avevano fatto pensare a velocità maggiori di quella delle luce e altre assurdità del genere. Lo stesso Einstein ne era rimasto poco convinto, non trovandoci alcuna logica, e aveva definito questa situazione veramente “sinistra” e assurda. In realtà, sappiamo che certe manifestazioni tipiche della MQ non possono essere capite ma solo descritte. Ed ecco arrivare l’uovo di Colombo. Siamo così sicuri che solo le particelle microscopiche manifestino questa proprietà inspiegabile? questa loro affinità che non teme distanza? E se invece fosse una particolarità di ben più ampia portata che è stata già stata studiata e compresa anche se solo a livello teorico?

Cosa sono le cose decisamente opposte alle particelle più piccole? Beh… mi sentirei di dire gli oggetti più massicci dell’Universo, i mostri del Cosmo, i Buchi Neri. Cosa vi è di più massiccio e potente? Tuttavia, le loro caratteristiche più importanti non sono le dimensioni, ma la densità, ossia la gravità che è tale da non fa scappare nemmeno la luce che viene ingoiata al loro interno. Sappiamo benissimo che potrebbero avere dimensioni comparabili con quelle degli atomi (sicuramente ne sono esistiti e forse ne esistono ancora). Possono, però, contenere anche miliardi di volte la massa del Sole. Insomma, rappresentano veramente un passaggio continuo dal microcosmo al macrocosmo. Chi meglio di loro potrebbe legare, allora, la MQ con la fisica normale?

I buchi neri sono stati studiati in lungo e in largo. Purtroppo, solo teoricamente, dato che niente può leggersi al loro interno. Tuttavia, molte cose sono state descritte, spiegate e anche capite. Una di queste si riferisce ai celebri “wormhole”, i buchi del verme. Cosa rappresentano? Presto detto: una specie di tunnel spazio-temporale di passaggio (niente a che vedere con il tunnel dei neutrini di gelminiana memoria!) che metterebbe in comunicazione punti lontanissimi del nostro Universo o addirittura di diversi Universi. Teoricamente possono esistere, ma praticamente è impossibile scovarli. Stando al di fuori dell’orizzonte degli eventi delle loro “entrate” ben poco si può fare. Una persona vicino a un buco nero e un’altra vicino ad un altro, connessi tra loro da un wormhole, non potrebbero assolutamente comunicare.

Ricordiamo, però, che i buchi neri possono essere anche estremamente piccoli, grandi come particelle. E se anche loro mostrassero la caratteristica dell’entanglemet? Niente di strano per la MQ. Cosa vorrebbe dire? Che tutto ciò che capita all’interno di uno sarebbe legato a quello che capita in un altro (o magari in tutti…). Questa proprietà comunissima per le particelle potrebbe tranquillamente trasferirsi nei buchi neri giganteschi: sono o non sono del tutto equivalenti? Cosa sarebbe, allora, l’entanglement dei buchi neri “fisici” che ormai possiamo scoprire un po’ ovunque? Beh, proprio il wormhole! In parole povere, se una persona cadesse all’interno di un buco nero, la sua persona affine (la vogliamo chiamare “sosia quantistica” ?) cadrebbe immediatamente dentro a un buco nero che ha un wormhole col primo. Le due persone collasserebbero all’interno di uno Spazio-Tempo COMUNE. Potrebbero incontrarsi, chiacchierare, scambiarsi INFORMAZIONI e magari uscire dalle entrate opposte. Meglio ancora, diventerebbero una stessa entità.

Cosa potrebbe implicare tutto questo ragionamento che sembra basarsi su una logica semplice e quasi banale? Risponderebbe a una domanda fondamentale: “Quali sono le conseguenze macroscopiche dell’entanglement della MQ?” Eccole lì davanti a noi: la possibilità teorica di comunicare tra luoghi distantissimi dell’Universo, senza curarsi della velocità della luce e di tutto ciò che ne può derivare. Proprio quello che fanno le particelle affini negli esperimenti della MQ. Per adesso siamo solo nel campo della teoria e forse mai potremmo vederne un’applicazione pratica. O, forse, sarebbe più giusto dire che non ci siamo mai accorti di un’applicazione pratica. Quanti fotoni e altre particelle (e non solo…) che sono caduti all’interno di un buco nero si sono ricongiunti con i loro sosia “affini”? Mamma mia…

Se così fosse, prima o poi dovremmo guardare attentamente tutto ciò che entra nel nostro buco nero galattico e cercare di individuare in qualche altro buco nero la scomparsa repentina della sua controparte. L’entanglement trascina la materia ad unirsi nello Spazio-Tempo comune, un vero e proprio luogo di ritrovo delle particelle (solo quelle piccole?) in cui riunirsi e poi, magari, uscire di nuovo trasportando con loro le informazioni delle controparti. Forse, la materia dell’universo lo ha già fatto e lo sta facendo continuamente. La mia mente sta viaggiando non solo verso astronavi che in un attimo attraversino l’Universo o che giungano in altri Universi attraverso una rete “aggrovigliata” di buchi del verme. No, sarebbe solo una fantascienza di serie B. Penso a cose più grandiose, come la vera unificazione del Tutto, lo scambio assoluto delle informazioni, e cento altre conseguenze con risvolti fisici ed etici incredibili. Fate volare anche la vostra fantasia… ne vale la pena.

Che dirvi? Questa teoria è talmente semplice, come concetto, che assomiglia proprio alle leggi fondamentali dell’Universo. Inoltre risponderebbe benissimo all’apparente assurdità della MQ. No, non è assurda, è perfettamente comprensibile e ci spiega perfettamente come ottenere una vera Unione Universale. Altro che modello standard…Il lavoro originario si trovaQUI (a pagamento) e non penso sia molto comprensibile nella sua formulazione matematica. Tuttavia, la descrizione matematica non spaventa assolutamente quando si è di fronte a una tale semplicità concettuale.

Ma sì, perché non sperare che gli autori dell’articolo abbiano ragione?

Fonte:

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